Chi Siamo
Dalle ceneri di un’altra storia più grande che conteneva anche questo piccolo universo ci siamo uniti creando YORGANIC, nella convinzione che si potesse fare di più e meglio per aiutare i produttori italiani del biologico ad avere meno spreco possibile, sostenendoli vendendo i prodotti che ci piace definire “I SIMPATICI” e nello stesso tempo offrire alle persone un cibo sano, rispettoso dell’ambiente, ad un prezzo e un valore equo ed accessibile.
Siamo Andrea e Nicoletta, arriviamo da due mondi completamente diversi – uno da Marte e l’altra da Venere – e ci siamo conosciuti attraverso un Gruppo di Acquisto Solidale. Che dire, un punto in comune l’abbiamo trovato!
Io, Andrea, ingegnere aerospaziale con alle spalle 10 anni di esperienze internazionali in quel settore, tornato in Italia nel 2018 ho voluto cambiare vita, – pazzo, vero? – dedicandomi al settore ortofrutticolo produttivo che negli anni è diventata l’altra mia passione, permettendomi di conoscere molto bene tanti produttori italiani biologici, con tutte le loro difficoltà. Dei due, sono quello integralista e visionario
Io, Nicoletta, dopo 20 anni di esperienza nel marketing, gestione e sviluppo prodotto a livello nazionale ed internazionale, con master in viaggi brevi e brevissimi, alzatacce alla mattina presto presto per prendere un aereo e rientri la sera tardi tardi, nel 2019 decido di staccare la spina e fare un anno sabbatico coltivando maggiormente i miei interessi, la mia famiglia, la cittadinanza attiva e…il mio orto! Mando quindi all’aria la carriera – si, la pazzia è l’altro punto in comune con Andrea – e mi metto alla ricerca di un progetto da costruire che possa coniugare la mia sempre più crescente coscienza critica verso l’ambiente, il territorio che ci circonda e quello che mangiamo, con le esigenze di procurarsi del cibo sano da un territorio sano e condividerlo con altri. Dei due, sono quella razionalista e concreta.
È nata quindi YORGANIC, che è una contrazione di YOUR (=tuo) e ORGANIC (= biologico). Ebbene sì, anche se tratta di prodotti “Made in Italy“, il nostro ‘mindset’ internazionale ci ha portato inevitabilmente a chiamarci con un nome internazionale. Chi non ha peccato scagli la prima pietra!
Filosofia
Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a fare nello stesso modo
Albert Einstein
Questa frase riassume bene il cambiamento che vogliamo intraprendere, promuovendo un modello diverso da quello classico della grande distribuzione (GDO), che sia veramente sostenibile sia da parte dei produttori che da parte dei consumatori, basato sulla riduzione degli sprechi alla fonte, con prodotti provenienti da agricoltura BIOLOGICA o il più possibile NATURALE e ITALIANI, in particolare con i prodotti che abbiamo chiamato “I SIMPATICI” ad un prezzo più accessibile.
E fin qui sono frasi belle, ma soltanto parole, parole, parole…
Come le mettiamo in atto?
I Simpatici
Sarà capitato a tutti nella vita di sentirsi dire tra amiche e amici: “è bello?”, con l’immancabile risposta “mmm..no.…ma è simpatico!” Ecco, a noi piacciono quelli simpatici, stiamo dalla loro parte.
I Simpatici sono quei prodotti che ad ogni raccolto di ortaggi e frutta un agricoltore italiano è costretto a scartare perché non conforme a standard estetici o dimensionali imposti dalla grande distribuzione, che di fatto detta legge sugli standard e sui prezzi del mercato.
Questo provoca non solo uno spreco ingiustificato di cibo, ma anche un danno economico sempre più insostenibile per le aziende agricole tutte, e in particolare quelle biologiche, che devono anche sostenere i costi non indifferenti legati alle certificazioni Bio.
Aiutaci a salvare il cibo con i Simpatici!
Aiuta i produttori italiani del Bio attraverso l’acquisto dei Simpatici: prodotti che in genere non vengono selezionati dalla GDO e GDS (Grande Distribuzione Organizzata e Specializzata) per imperfezioni puramente estetiche, o che sono in eccesso, ma sani e ricchi di tutte le proprietà organolettiche.
Favoriamo infatti la riduzione degli sprechi alimentari: a fianco dei normali prodotti biologici, puntiamo sempre una particolare attenzione a quei prodotti che altrimenti andrebbero scartati per diversi motivi:
- Piccole imperfezioni estetiche: forme inconsuete quali frutti gemelli, curvature improbabili, deformità varie, ortaggi col “naso” non sono ammesse sul mercato soprattutto perché difficili da gestire nelle linee di confezionamento.
- Difetti di buccia: imperfezioni superficiali presenti sulla buccia date da segni di sfregamento sui rami o da cicatrici provocati da grandine, colorazione non omogenea o non abbastanza intensa. Tutto causato da fenomeni naturali e inevitabili che non influiscono sul gusto o salute del prodotto.
- Troppo grandi o troppo piccoli (calibro): durante la raccolta viene utilizzato un anello di metallo equivalente al calibro minimo ammesso dal mercato per ogni frutto e ortaggio tondeggiante, mentre per gli altri ortaggi esiste anche uno standard di lunghezza minima.
- In eccesso: capita a volte che la produzione di un determinato prodotto ortofrutticolo sia maggiore del previsto o che gli accordi finali con i grossisti prevedano quantitativi più bassi rispetto a quanto piantato.
- Stagionalità dei prodotti: questa è una causa poco conosciuta ma che di fatto contribuisce allo scarto, ed è il fatto che nel nord Italia – dove si concentra la maggior parte della popolazione e quindi dei consumatori – si impone al sud Italia – dove invece c’è la maggioranza dei produttori – una stagionalità dei prodotti diversa rispetto alla produzione effettiva ‘di stagione’ solo perchè si vive in un microclima spesso totalmente diverso.
Una parte di questi ‘scarti’ può essere data all’industria di trasformazione, ma pagati a prezzi bassissimi, e spesso non convenienti al produttore che non può coprire nemmeno i costi di raccolta e trasporto. E quindi non gli rimane altro che lasciare la produzione a terra nei campi.
Noi interveniamo qui!
- Lo spreco del cibo di filiera pesa in media al 26% in agricoltura, al 28% nell’industria e all’8% nella distribuzione – (Fonte: elaborazione dell’Osservatorio Waste Watcher International con Distal, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna – 2023).
Aiutaci a ridurre alla radice gli sprechi ortofrutticoli e il loro impatto economico e sociale sui produttori: non sprechiamo quello che c’è, che è stato coltivato e per cui sono stati impiegati acqua, energia, lavoro, risorse. Sarebbe uno schiaffo all’ambiente ma anche all’etica e alla sostenibilità sociale. Recuperiamolo!
Filiera corta cortissima
Definizione: (loc. s.le f.) Filiera produttiva caratterizzata da un numero limitato di passaggi produttivi e di intermediazioni commerciali, tale da facilitare o determinare il contatto diretto fra il produttore e il consumatore, con conseguente riduzione dei costi al consumo dei prodotti, dei quali inoltre sarebbe più direttamente verificabile la genuinità.
(fonte: Treccani)
Le filiere corte contribuiscono al rafforzamento delle economie locali, favoriscono il progresso nel campo delle produzioni sostenibili e alla riduzione dello spreco.
Secondo la FAO, oltre un terzo del cibo prodotto al mondo va perso in qualche punto lungo la filiera alimentare.
Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia in un Convegno ( ‘È ora del bio’, 10 maggio 2022 – Roma) commenta nel suo intervento:
“Quanto agli sprechi in senso proprio, nelle filiere biologiche e locali i livelli delle perdite nelle fasi precedenti al consumo finale si abbattono fino a una media di appena il 5%, laddove in altri contesti questi stessi livelli oscillano fra il 30% e il 50%. Inoltre, coloro che si approvvigionano solo tramite reti alimentari alternative, in particolare, sprecano in media il 90% in meno di alimenti rispetto a chi usa esclusivamente canali convenzionali.
Ecco perchè è importante il contatto diretto con i produttori: aiuta a sprecare meno, di conseguenza aiuta la sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Produttori felici e non solo
Lo sapevi che….
circa il 90% delle aziende bio italiane sono in gran parte a conduzione e manodopera familiare, gestite da persone giovani con un’età compresa tra i 20 e i 40 anni? Sono il nostro futuro, e noi lo vogliamo sostenere.
Abbiamo scelto di rifornirci di soli prodotti italiani da agricoltura biologica, per aiutare il nostro bellissimo territorio e le realtà che lo promuovono e lo amano nonostante tutte le fatiche e le difficoltà.
Noi abbiamo sia un contatto diretto con i nostri produttori, sia attraverso OP (Organizzazioni di Produttori quali Cooperative, Consorzi, Associazioni), dove in genere si raggruppano aziende familiari relativamente piccole che operano indipendentemente l’una dall’altra. Le OP consentono di migliorare la commercializzazione, forniscono assistenza tecnica e logistica ai propri membri, contribuiscono alla gestione della qualità e trasferiscono le conoscenze.
Il nostro obiettivo è valorizzare il loro operato. Come?
– rendendo i produttori felici di collaborare con noi, creando legami di fiducia e solidarietà, ridando un valore economico equo a tutti i prodotti che ci vengono proposti.
– partendo dal bisogno dei fornitori: la precedenza è di chi ha un’emergenza, chi sa di non poter immettere il prodotto in questione in altri canali e sarebbe costretto a disfarsene.
– condividendo e promuovendo tradizioni, identità territoriali, biodiversità, siano esse a chilometro zero o che arrivino dalla Sicilia.
I produttori si trasformano così in collaboratori e amici.
Prezzi equi per il Bio
Lo sapevi che….
circa il 30% della produzione di frutta e verdura biologica viene scartato? E il prezzo elevato che paghi dei prodotti bio è soprattutto a causa di questo grande scarto?
Ridiamo il giusto valore ai prodotti
Il prezzo equo è dato dal fatto che il costo a cui acquistiamo lo definisce l’agricoltore, non viene proposto da noi, e gli possa garantire non solo la copertura dei costi, ma anche un margine di guadagno. Solo loro sanno qual’è il giusto valore della loro produzione, anche di quella scartata, che può variare di settimana in settimana a seconda delle condizioni climatiche o dell’aumento delle materie prime.
E la filiera corta aiuta la riduzione del prezzo
Sfatiamo l’errata convinzione che Bio = caro.
Vogliamo che i prodotti da agricoltura biologica non siano solo per un’èlite di consumatori, ma che diventino la normalità, cercando di avere un prezzo ‘democratico’, più accessibile rispetto ad altri canali di vendita.
La giusta equazione infatti è data da
meno spreco, meno passaggi = prezzo di vendita più basso
E’ su questo che lavoriamo ogni giorno.
Agricoltura Biologica, Sostenibilità e ambiente: oltre il cibo sano
Lo sapevi che….
l’agricoltura biologica salva il pianeta?
Si perchè consente di:
- usare l’energia e le risorse naturali in modo responsabile
- conservare la biodiversità attraverso l’assenza di trattamenti con pesticidi e anticrittogamici di sintesi, favorendo le autodifese naturali della pianta, e mantenendo un terreno sano e non contaminato. A tale riguardo, una ricerca condotta dalla Royal Society mostra come, rispetto ai terreni coltivati con metodi convenzionali, nei terreni biologici sia possibile rilevare un numero doppio di specie vegetali, fino al 50% in più di aracnidi, il 60% in più di avifauna e il 75% in più di chirotteri.
- conservare gli equilibri ecologici regionali
- migliorare la fertilità del suolo
- mantenere la qualità delle acque e minore consumazione: la realizzazione di produzioni non intensive, unite all’uso della sola fertilizzazione organica e le pratica colturali come i sovesci, favoriscono l’accumulo della sostanza organica nel suolo, fondamentale per migliorare l’efficienza di crescita delle piante e trattenere efficacemente l’acqua del suolo.
- Richiede meno energia fossile, consumando in media il 30% in meno di energia per unità di prodotto, grazie all’utilizzo di mezzi e tecniche a basso impatto e a filiere di vendita brevi
(Fonte dei dati: relazione del 2015 ISPRA sull’agricoltura biologica. L. Ciccarese, V. Silli)
L’agricoltura bio non è alternativa, è primaria!
E insieme alla necessità di tornare il più possibile ad una agricoltura biologica sia per l’ambiente che per noi, bisogna anche riconsiderare i nostri consumi in generale.
La Carne-vale?
No, non vogliamo iniziare una discussione su chi ama e chi odia il Carnevale… e non vogliamo entrare in scelte etiche che sono personali. Ci preme solo informarti su come il consumo di carne stia monopolizzando l’agricoltura e le risorse idriche. Sta a te poi decidere come orientare le tue scelte alimentari.
In un mondo sempre più esposto a shock globali e a conflitti, la narrazione imperante ci parla di scarsità delle derrate senza mai sottolineare come il 70% dei terreni agricoli europei sia destinato alla zootecnia intensiva, alle fabbriche di carne. E in Italia non va meglio: il 58% dei semi nativi è destinato ad alimentare animali, non persone.
Diventa evidente la necessità di un cambiamento strutturale, dalla produzione al consumo.
Per chi desidera approfondire questo argomento, ecco qualche link/film/docuserie interessanti:
Cowspiracy (in inglese): esamina gli impatti ambientali dell’industria zootecnica e come una dieta vegana possa contribuire a ridurre l’impatto ambientale.
Food for Profit (in italiano): mostra l’orrore degli allevamenti intensivi e la connivente protezione politica di cui godono, e affronta le principali problematiche legate a questo tipo di produzione industriale
Speck (in italiano): racconta l’esperienza in un allevamento intensivo di maiali attraverso lo sguardo di una telecamera nascosta tra i bottoni di una giacca.
The Game Changers: un documentario prodotto da star del cinema del calibro di James Cameron, Arnold Schwarzenegger e Jackie Chan che si propone di sfatare miti e luoghi comuni sull’alimentazione a base di proteine animali.
Sei ciò che mangi – gemelli a confronto: diversi gemelli identici cambiano dieta e stile di vita per otto settimane durante un esperimento scientifico che esamina l’impatto del cibo sulla salute. Una mini serie in 4 episosdi
